SLA e
infiltrazione immune dalla periferia
LORENZO L. BORGIA
NOTE E
NOTIZIE - Anno XXIII – 23 maggio 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale
di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie
o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione
“note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati
fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il
cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione
Scientifica della Società.
[Tipologia del testo: RECENSIONE]
La sclerosi laterale
amiotrofica (SLA), malattia neurodegenerativa fatale caratterizzata dall’interessamento
sia del motoneurone superiore sia del motoneurone inferiore[1], è
oggetto di intense ricerche, che la nostra società scientifica segue fin dalla
sua fondazione e che hanno portato ad alcuni significativi progressi nella
conoscenza dei meccanismi molecolari, anche se non si è ancora giunti a
individuare processi delle forme sporadiche (oltre il 90% del totale) da
eleggere a bersaglio di efficaci terapie farmacologiche. Il nome fu attribuito
da Charcot che, nel 1869 con Joffroy e nel 1871 con Gombault,
diede una dettagliata descrizione dei fenomeni patologici e clinici, così che
in Francia e nella comunità medica di molti paesi la si chiamava “malattia di
Charcot”[2]. Si
entra nell’epoca contemporanea degli studi con l’identificazione delle
mutazioni dell’enzima Cu/Zn superossido dismutasi tipo 1 (SOD1)
all’origine della più diagnosticata forma di malattia del motoneurone familiare
e di un limitato numero di casi sporadici.
In un passato recente, la
SLA ha avuto grande attenzione mediatica perché si sapeva che ne erano affetti protagonisti
della vita politica, come Piergiorgio Welby e Luca Coscioni, e personaggi del
mondo dello sport, come l’arbitro Nuvoli e l’ex-calciatore Stefano Borgonovo.
In quel periodo fu riportata in auge l’ipotesi di una responsabilità eziopatogenetica,
nei casi non familiari, di fattori connessi con le pratiche sportive[3], e si
indicavano fatti suggestivi come l’esercizio motorio intenso e regolare
nell’anamnesi di pazienti che non si erano dedicati professionalmente a una
particolare disciplina[4].
Dimostrata l’inconsistenza delle ipotesi patogenetiche legate agli atti delle
pratiche sportive, si rivolse l’attenzione alle sostanze psicotrope d’abuso in
grado di accrescere le prestazioni psicomotorie e neuromuscolari, perché molto
diffuse negli ambienti delle palestre. Ma anche questa via non diede risultati,
pertanto si accantonò definitivamente la pista eziopatogenetica legata alle
attività sportive. Da allora, spenti i riflettori dei media, si sono
ridotti anche i finanziamenti alla ricerca sulla SLA in Italia.
Anche se le vie che si
percorrono attualmente non attraggono l’attenzione come quelle che in passato
si prefiggevano lo scopo (illusorio) di scoprire una causa di malattia
direttamente eliminabile, le nuove acquisizioni sono da tenere nella massima
considerazione in quanto stanno evidenziando componenti patogenetiche
potenzialmente attaccabili mediante farmaci.
Ziyang Zhang e colleghi,
adottando un approccio con più metodi integrati, hanno individuato nuove
dinamiche immunologiche nella patogenesi della SLA.
(Zhang Z. et al., Integrated single-cell and
spatial transcriptomic profiling in ALS uncovers peripheral-to-central immune
infiltration and reprogramming. Nature Neuroscience – Epub ahead of print doi: 10.1038/s41593-026-02300-5, 2026).
La provenienza degli autori è la seguente: Abrams Research Center on Neurogenomics,
Feinberg School of Medicine, Northwestern University, Chicago, IL (USA); The
Ken & Ruth Davee Department of Neurology, Feinberg School of Medicine,
Northwestern University, Chicago, IL (USA); Houston Methodist Neurological
Institute, Houston Methodist Research Institute, Stanley H. Appel Department of
Neurology, Houston Methodist Hospital, Houston, TX (USA); Iowa Neuroscience
Institute, University of Iowa, Iowa City, IA (USA).
Di seguito, si riporta qualche
nozione essenziale sulla genetica della malattia.
Approssimativamente il 15-20% dei
pazienti affetti da una forma di SLA familiare ereditata come un carattere
mendeliano autosomico dominante (circa il 2% di tutti i casi di SLA) presenta
mutazioni nel gene situato sul cromosoma 21, che codifica l’enzima citosolico Cu/Zn superossido dismutasi tipo 1
(SOD1), una proteina di 153 aminoacidi che, come omodimero, catalizza in
qualità di reduttasi la conversione reversibile di 2 O. - +
2H+ in O2 + H2O2. Sono state
identificate oltre 200 mutazioni di questo enzima che portano quasi sempre a
forme di SLA familiare dominante, tranne rarissime eccezioni, fra cui la D90A
SOD1 omozigote ad eredità recessiva.
Mutazioni
della dinactina sono state associate a forme familiari dominanti della malattia
del motoneurone. Nella SLA2 sono state identificate mutazioni per delezione recessive
nel gene ALS2 che codifica l’alsina, una proteina che regola le GTPasi. Nella rara forma dominante giovanile ALS4 sono
state identificate mutazioni nel gene SETX che codifica la senataxina,
che contiene un dominio DNA/RNA elicasi con omologie
con proteine che hanno ruoli nell’elaborazione dell’RNA. Il promotore di VEGF,
una citochina implicata nell’angiogenesi e in moltissime altre funzioni, è stato
studiato come gene di suscettibilità alla SLA, perché la delezione del suo
elemento di risposta all’ipossia causa malattia del motoneurone nel topo.
Un’espansione
di ripetizione esanucleotidica intronica
in C9orf72 è oggi considerata la causa genetica principale di demenza
frontotemporale (degenerazione frontotemporale lobare, FTD) e SLA (C9-FTD/ALS),
e recentemente è stata realizzata un’escissione intronica
efficace[5].
Torniamo
ora al lavoro qui recensito di Ziyang Zhang e colleghi, che hanno combinato il
sequenziamento di RNA a singola cellula e in bulk con la proteogenomica spaziale riuscendo, in tal modo, in pazienti
affetti da SLA sporadica e in portatori di espansione della ripetizione C9orf72,
a caratterizzare dinamiche immunitarie, sia condivise tra sangue periferico e
tessuto del midollo spinale, sia distinte.
L’analisi
condotta dai ricercatori ha rivelato un ampio rimodellamento immunologico nella
SLA caratterizzata da C9orf72, con differenze specifiche per sub-tipo di SLA e differenze
associate alla progressione nell’attivazione dei monociti e nelle cellule T con
esperienza dell’antigene (CD8 effector memory T
cells), con elementi clonali coerenti con le risposte guidate dall’antigene.
La
mappatura spaziale ha rivelato l’attivazione del complemento e stati mieloidi
convergenti ai siti di perdita dei motoneuroni e di patologia TDP-43.
Nel loro
insieme, questi risultati ricollegano le alterazioni immunitarie centrali e
periferiche all’eterogeneità della SLA ed evidenziano una immunomodulazione
stratificata quale potenziale strategia terapeutica.
L’autore della nota ringrazia
la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle
recensioni di
argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito
(utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).
Lorenzo L. Borgia
BM&L-23 maggio 2026
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of Neuroscience, è registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Firenze,
Ufficio Firenze 1, in data 16 gennaio 2003 con codice fiscale 94098840484, come
organizzazione scientifica e culturale non-profit.
[1] La rarissima forma con
interessamento esclusivo dei motoneuroni superiori prende il nome di Primary Lateral Sclerosis o Sclerosi Laterale Primaria e ha una
prognosi meno grave. Ne era affetta Antonietta Raco, inspiegabilmente guarita a
Lourdes
[2] In precedenza Duchenne aveva
descritto una paralisi labioglossolaringea (1858), denominazione
corretta da Wachsmuth nel 1864 in paralisi bulbare progressiva; nel 1869
Charcot sottolineò l’origine bulbare della paralisi nucleare e, 1882, Dejerine la mise in relazione con la SLA. In molti
resoconti storici si menziona la descrizione di un’atrofia muscolare spinale
progressiva da parte di Aran e Duchenne, che però la ritennero di origine
muscolare.
[3] Negli Stati Uniti la SLA era
conosciuta come “malattia di Lou Gehrig” dal nome del grande campione di baseball
che ne fu colpito, morendo a soli 37 anni.
[4] Lo stesso Luca Coscioni, ad
esempio, scrisse un libro autobiografico intitolato sia pur metaforicamente “Il
Maratoneta”, perché si era allenato per tanti anni nella corsa.
[5]
Arogundade O. A. et al. Arrayed dual-gRNA
CRISPR screening platform for C9orf72 repeat expansion
excision in patient iPSCs. Mol Ther Adv. 34 (2): 201741, April 20, 2026.